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Rappresentazione visiva dell'articolo: Come l'alimentazione influisce sul corretto funzionamento ormonale

Il corpo umano è classificabile come una macchina assai complessa, risultato di un’enormità di processi fisiologici e biochimici che regolano quello che in termini scientifici prende il nome di metabolismo.

Sarebbe bello (oltre che comodo) poter asserire che esistano degli alimenti in grado di regolare la produzione di tutti i nostri ormoni… in realtà è impossibile. Ma alcuni di essi possono intervenire per garantire un mantenimento ottimale dei livelli di queste molecole, sia stimolando delle reazioni biochimiche, sia ‘mimando’ il ruolo delle molecole ormonali.

Mi riferisco agli ormoni sessuali così come agli ormoni direttamente implicati nella gestione della fame nonché della sazietà e nella migliore utilizzazione degli zuccheri e grassi introdotti con la dieta.

Con l’avanzare degli anni e con l’arrivo della menopausa, il corpo di una donna tende a produrre sempre meno estrogeni (fase della premenopausa) fino ad arrivare ad un azzeramento di tale meccanismo (menopausa ormai conclamata). Questo processo può parzialmente essere contrastato dall’utilizzo di alimenti che contengono molecole note come fitoestrogeni. L’etimologia del noma fa capire che si tratta di molecole vegetali che ‘somigliano’ agli estrogeni e che possono alleviare tutti i sintomi che tendono a comparire in menopausa, dovuti al calo estrogenico (vampate di calore, irritabilità, innalzamento di colesterolo e glicemia).

Nel caso specifico della gestione della glicemia, l’alimentazione gioca un ruolo diretto nel regolare l’attivazione e la disattivazione di due molecole: leptina e grelina. La prima è definito ormone della sazietà, la seconda ormone della fame. Sono due ormoni antagonisti legati a stretta mandata a ciò che mangiamo. Difatti, se completiamo un pasto in modo bilanciato, la leptina raggiungerà il suo valore più alto e impiegherà più tempo a lasciare il passo alla grelina.In poche parole, la fame tornerà ma più lentamente e più gradualmente. Ovviamente, mangiare in modo irregolare non garantisce questo iter e, di conseguenza, ci porterà a mangiare sempre di più e, di conseguenza, ad ingrassare e a non gestire bene i valori ematici di zuccheri e grassi.Infine, un’altra coppia di ormoni direttamente regolati dall’alimentazione sono l’insulina e il suo antagonista, il glucagone. Il primo ormone, prodotto dal pancreas, regola l’assorbimento dello zucchero ed il suo invio al fegato ed al sangue. Il secondo, al contrario, regola l’eliminazione dello zucchero ematico per indirizzarlo alle scorte ‘di riserva’.

Dunque, mangiare alimenti a basso picco glicemico (integrali, verdure, pasti completi), oltre a lavorare su grelina e leptina, favorirà il rilascio del glucagone a scapito dell’insulina, permettendoci di ‘gestire al meglio’ ciò che mangiamo senza che questo porti ad alzare troppo i valori della glicemia e, di conseguenza, la tendenza a fissare gli zuccheri sotto forma di grasso nei nostri depositi adiposi.

Concluderei evidenziando il ruolo che una categoria di alimenti ha nella gestione diretta dei livelli di molti ormoni sessuali. Sto parlando dei semi oleaginosi. Difatti, i semi di lino sono ricchissimi in fitoestrogeni, quelli di zucca in omega 3 e quelli di sesamo e di girasole favoriscono il raggiungimento di buoni picchi di progesterone, Dunque, il regolare consumo di semi oleaginosi, oltre a rappresentare un toccasana per la salute cardiovascolare, rappresenta un vero e proprio aiuto alla nostra intera macchina ormonale.


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